C’è qualcosa che non va nella comunicazione tra uomini e donne. Quando arriva il momento dell’approccio relazionale intimo gli uomini “ci provano”, vanno direttamente verso la donna abbracciandola, baciandola oppure toccandola con le mani.
Troppo spesso sentiamo parlare di stupri, situazioni in cui i maschi si difendono dicendo che “lo voleva anche lei, si capiva…” oppure che “diceva di no, ma non lo diceva sul serio”, o ancora “era vestita come una che ci stava” o “mi provocava con il suo atteggiamento” per poi scoprire, naturalmente, che queste donne, in realtà, non erano affatto consenzienti.
Si parla molto della comunicazione non verbale e sembra quasi che l’importanza della comunicazione verbale non abbia più lo stesso valore. Si comprende molto bene dalle parole degli uomini che ho citato prima. Ma la vera differenza tra animali ed esseri umani è proprio il linguaggio. Una competenza, o anzi meglio ancora, la competenza in assoluto che fa la differenza. La nostra umanità passa attraverso le parole che diciamo, ci presentiamo e affermiamo chiaramente chi siamo attraverso le parole.
E allora, riflettendo su questo, credo che potrebbe essere utile riscoprire il senso di parole quali: ”Ti posso baciare?, “Ti posso toccare?”, “Ti posso abbracciare?”. Il consenso ad un approccio sensuale deve essere chiaro e univoco da parte di entrambi i componenti la coppia. L’eventuale NO deve avere lo stesso significato per entrambi, senza margine di interpretazione. Le parole hanno un distinto significato, ed è per questo che le parole vanno scelte con cura, sono importantissime se vogliamo essere compressi. E se a volte abbiamo dei dubbi chiediamo spiegazioni.
Seguendo diverse coppie in fase di separazione sento dire spesso frasi quali “ti ho dato tutto, non ti ho fatto mancare niente” e la risposta a questa affermazione spesso si traduce in “mi hai dato tanto, ma io avevo bisogno di altro e tu non l’hai capito anche se io ho fatto di tutto per fartelo capire”. Che cosa si comprende da queste parole? Un’interpretazione del comportamento e del linguaggio dell’altro in base alle proprie convinzioni e valori senza tener conto che di fronte a noi c’è un’altra mente che ha le proprie idee e i propri differenti bisogni, legittimi e dello stesso valore dei nostri. Penso che dovremmo riscoprire il senso di chiedere all’altro esplicitamente “di cosa hai bisogno per stare bene?” e “cosa posso fare per te?”. Non dobbiamo dare mai per scontato che quello che noi facciamo o diciamo sia la cosa giusta per l’altro a cui teniamo. Bisogna imparare a comunicare, dire con le parole giuste ciò che vogliamo o non vogliamo e poi mediare, giungere a dei compromessi.
Una delle declinazioni dell’amore è il rispetto, che si manifesta col tener conto delle esigenze dell’altro e impegnarsi a contribuire al suo benessere. Questa caratteristica dovrebbe essere presente in tutte le relazioni significative tra gli esseri umani.
Dobbiamo insegnare ai nostri figli il rispetto. Un concetto essenziale per la convivenza in qualunque ambito sociale perché solo chi rispetta l’altro può dire veramente di amarlo. Le madri, in questo compito, hanno un ruolo fondamentale: chi meglio delle madri degli uomini possono insegnare loro che cosa significa amare e quindi rispettare le donne? Non crediamo però che basti esortare al rispetto con espressioni del tipo “devi portare rispetto agli anziani!”, “devi rispettare perché sono tua madre!”, “le donne vanno rispettate sempre”, ecc. Il rispetto si manifesta agli occhi dei nostri figli innanzitutto come esempio nei loro confronti e nei confronti degli altri. Solo con questa premessa si può successivamente parlare di rispetto.
Credo che un uomo, nell’avvicinarsi fisicamente ad una donna, debba chiedere permesso come forma di rispetto verso il suo corpo e verso i suoi sentimenti. Perché se non lo fa segue solamente i propri impulsi senza considerare se, chi ha d’avanti, li approva e li condivide. “Ti posso baciare?” può essere così equiparata a una dichiarazione d’amore, perché tiene conto non esclusivamente dei propri desideri, ma anche e soprattutto dei desideri dell’altro.
Centro Accoglienza Psicologica